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La storia SPeS

Introduzione

L'inizio

Il nuovo anno

L'eremo e la storia del nome

Santo Abate Spes


Introduzione

"Memore del tuo proposito tieni sempre davanti gli occhi il tuo punto di partenza": è questo il consiglio che dà Santa Chiara a Santa Agnese di Praga (2 Lett) ed è da questo punto che ripartiamo, da dove è iniziato tutto.

Guardando oggi, sembra che sia sempre stato così, sembra che anche chi è arrivato per ultimo fosse già presente nel nostro cuore, "Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo" (Gn 18,3).

....fermarsi (con Gesù) ecco da dove tutto è nato....

Nel 2003 frequentavamo la Messa domenicale, "collaboravamo" con alcune attività "parrocchiali" ed era un bel da farsi, ma un piccolissimo granellino di senapa (cfr. Mt13,31). Facevamo spazio nel nostro cuore portandoci numerose domande ed inquietudini, facevamo tanto attivismo anche eroico ma in tutto questo nostro agire esterno ci mancava qualcosa, il nostro "agire esterno in fin dei conti era senza frutto e senza efficacia perché non nasceva dalla profonda ed intima comunione con Cristo" (cfr. Omelia Benedetto XVI, giovedì santo, 13-04-06). Era questa la nostra piccola inquietudine che ha fatto nascere la nostra grande Domanda: "ma è possibile che il nostro Cristianesimo deve ridursi alla nuda messa domenicale, o a Pasqua, a Natale; ad un rito non partecipato; alla fredda recita di qualche preghierina imparata ai tempi del catechismo o c'è qualcosa di più?"

Da allora è cominciata la ricerca e come dice San Tommaso D'Aquino: "il vero maestro non è quello che risponde a tutte le domande, il vero maestro non è colui che cerca di rassicurarti con argomenti probanti ma è quello che ti accende il desiderio della ricerca e ti lascia solo a ricercare la risposta" (cfr.Parola e Silenzio Bruno Forte). Abbiamo cominciato a cercare la risposta, ma non eravamo soli, la Chiesa era con noi con i suoi consigli e con le sue guide, cercavamo la fede, quella vera, dicevamo: "Grande è il mistero della fede, la Chiesa lo professa nel Simbolo degli Apostoli e lo celebra nella liturgia sacramentale, affinchè la vita dei fedeli sia conformata a Cristo nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre. Questo mistero richiede quindi che i fedeli credano in esso, lo celebrino e di esso vivano in una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero. Tale relazione è la preghiera" (CCC. 2558)

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L'inizio

La risposta era la preghiera, ma come si fa a pregare sempre, come si fa a vivere di preghiera e nella preghiera in un mondo dove tutto è rumore, dove tutto è fretta, "come si fa a pregare senza mai stancarsi" (cfr. Lc 18,1) come si fa a pregare bene? "Per pregare bene bisogna pregare poco, ma per pregare poco bisogna pregare tanto" (cfr. Padre Gasparino). La prima risposta, quindi, era nella "Preghiera" ma la preghiera è anche ascolto (lat. Audire) e l'ascolto è obbedienza (lat.ob-audire) e per ascoltare bisogna stare in silenzio: ecco l'altra risposta! Il "Silenzio" . Era il 7 Febbraio 2003 quando Don Daniele suggeriva : "c'è poco da dire cominciamo a fare", e così chiese al vicino Monastero delle Sorelle Povere di Santa Chiara di ospitarci per una serie di incontri pilota che sarebbero cominciati nella quaresima 2003. Sarebbe stato un bel modo per iniziare; come Elia sull'Oreb anche noi abbiamo cominciato a cercare il mormorio del vento leggero: "Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore. Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero" (1 Re 19, 11-12).

Durante quella quaresima, attraverso il Silenzio Eucaristico, le parole di San Paolo che aveva scritto ai primi cristiani: "siate perseveranti e insistete nella preghiera" (Col 4,2), "con ogni sorta di preghiera e di supplica, pregate senza interruzione" (Ef 6,18) cominciavano a penetrare fortemente nei nostri cuori; stavamo per scoprire la meditazione, la preghiera contemplativa e la preghiera di Gesù.

  1. La meditazione è soprattutto una ricerca. Lo spirito cerca di comprendere il perchè e il come della vita cristiana, per aderire e rispondere a ciò che il Signore chiede. Ci vuole un'attenzione difficile da disciplinare (CCC 2705), la meditazione mette in azione il pensiero, l'immaginazione, l'emozione e il desiderio. Questa mobilitazione è necessaria per approfondire le convinzioni di fede, suscitare la conversione del cuore e rafforzare la volontà di seguire Cristo (CCC 2708);

  2. La preghiera contemplativa è ascolto della Parola di Dio. Lungi dall'essere passivo, questo ascolto si identifica con l'obbedienza della fede (CCC 2716), la preghiera contemplativa è silenzio, "simbolo del mondo futuro" o "silenzioso amore". Nella preghiera contemplativa le parole non sono discorsi, ma come ramoscelli che alimentano il fuoco dell'amore. è in questo silenzio, insopportabile all'uomo "esteriore", che il Padre ci dice il suo Verbo incarnato, sofferente, morto e risorto, e che lo Spirito filiale ci fa partecipare alla preghiera di Gesù (CCC 2717);

  3. La preghiera di Gesù: Ma il nome che comprende tutto è quello che il Figlio di Dio riceve nell'incarnazione: GESù. Il nome divino è indicibile dalle labbra umane, ma il Verbo di Dio, assumendo la nostra umanità, ce lo consegna e noi possiamo invocarlo: "Gesù", "YHWH salva". Il nome di Gesù contiene tutto: Dio e l'uomo e l'intera Economia della creazione e della salvezza. Pregare "Gesù" è invocarlo, chiamarlo in noi. Il suo nome è il solo che contiene la presenza che esso significa. Gesù è risorto, e chiunque invoca il suo nome accoglie il Figlio di Dio che lo ha amato e ha dato se stesso per lui (CCC 2666), questa invocazione di fede estremamente semplice è stata sviluppata, nella tradizione della preghiera, sotto varie forme in Oriente e in Occidente. La formulazione più abituale, trasmessa dai monaci del Sinaì, di Siria e dell'Athos, è l'invocazione: "Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di noi, peccatori!". Essa coniuga l'inno cristologico di Fil 2, 6-11 con l'invocazione del pubblicano e dei mendicanti della luce. Mediante essa il cuore entra in sintonia con la miseria degli uomini e con la misericordia del loro Salvatore (CCC 2667).

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Il nuovo anno

La quaresima 2003 è finita così: l'esperienza dell'Incontro ci aveva lasciati prosciugati, esterefatti e senza parole. Con timidezza abbiamo chiesto a Don Daniele e alle Sorelle Povere di Santa Chiara di ospitarci per un'altro anno di "prova". Ad Ottobre 2004, sempre sotto la guida di Don Daniele, si iniziava un nuovo anno. A mano a mano si aggiungeva qualche altro fratello e/o sorella con cui insieme abbiamo disegnato una croce con la scritta Pace e Bene, Meditazione Jesus Cristiana. Quell'anno ci aveva legato talmente tanto che a maggio abbiamo deciso di fare un ritiro insieme all'Eremo di Sant'Egidio a Frosolone (IS): erano i giorni del il 22 e 23 maggio 2004. L'anno si è poi concluso con un'incontro con Suor Marisa Bisi, la referente del Centro di Meditazione Cristiana di Roma (13-Giug-2004);

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L'eremo e la storia del nome

Di come è nato il nostro rapporto con l'Eremo di Sant'Egidio e con Padre Luciano è un'altra storia. All'eremo abbiamo fatto il nostro primo ritiro, quello che ci ha profondamente fatti guardare negli occhi. Il posto isolato in montagna ci è stato d'aiuto per fare più Silenzio in noi e concretizzare che era il Silenzio in cui avevamo incontrato Gesù, quello che non volevamo più lasciare. La montagna, poi, è il luogo dove Gesù molto spesso si ritirava solitario a pregare: "In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione" (Lc 6,12), la montagna è il luogo del Silenzio e della voce di Dio, e così è stato quel primo "eremo": un "si" alla chiamata di Gesù: "Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (Os2,16).

Alla fine del ritiro Don Daniele ha chiesto di riassumere il nostro eremo e tre sono state le parole: Semplicità, Preghiera, Silenzio. Abbiamo molto scherzato su questo dicendo che finalmente potevamo mandarci via telefono degli SPS (che sono molto spirituali) anzichè dei freddi e materiali SMS. L'acronimo SPS mancava però di una congiunzione, e così abbiamo aggiunto la "e": ora si leggeva meglio era infatti diventato SPeS (Semplicità, Preghiera, e Silenzio). Abbiamo aggiunto così, sotto il disegno della croce, la montagna, il Golgota (il nostro eremo) con le quattro lettere. La croce cambiava ma "molte sono le idee nella mente dell'uomo ma solo il disegno del Signore resta saldo" (Prv 19,21). Ad Agosto Don Daniele trova un significato alla piccola "e": non è più una semplice congiunzione ma significa "Eucarestia". L'acronimo SPeS diventava "Semplicità, Preghiera, Eucarestia, Silenzio". Ad ottobre 2004 il Servo di Dio Giovanni Paolo II con la lettera apostolica "Mane Nobiscum Domine" decreta da ottobre 2004 a ottobre 2005 l'anno dell'Eucarestia, la lettera si conclude con queste parole: "In questo Anno di grazia, sostenuta da Maria, la Chiesa trovi nuovo slancio per la sua missione e riconosca sempre di più nell'Eucaristia la fonte e il vertice di tutta la sua vita", e così con questi presupposti ad ottobre 2004 si iniziava il nuovo anno.

Durante l'anno qualcuno ci faceva notare che spes in latino significa Speranza, ora il nome era completo ed era un bel programma:
Semplicità, Preghiera, Eucarestia, Silenzio = Speranza;

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Santo Abate Spes

Passa un pò di tempo e da un vecchio calendario una di noi con meraviglia scopre che esiste "Santo Spes". Non ci possiamo credere, ora abbiamo anche un Santo!

E così cominciamo a cercare di capire, perché i Santi sono dei messaggeri. Cosa vorrà dirci, ma sopratutto chi è questo Santo Spes? Alla fine riusciamo a trovare qualcosa: è uno dei primi cenobiti italiani, vissuto nella prima metà del secolo V nella Valle di Campli, o Castoriana, dove il suo corpo riposa ancora (nell'Abbazia di Sant'Eutizio a Preci).

Era un amante del silenzio ed una guida per numerosi monaci, cieco fino a 40 anni dopo il Signore gli ri-donò la vista chiedendogli di andare ad evangelizzare e testimoniare la fede. Si festeggia il 13 Settembre che è il giorno dell'ordinazione del nostro Don Daniele.

Alcuni di noi sono stati lì almeno per dirgli un grazie a questo Silente Santo Abate SpeS, ma il grazie più grande è per Gesù che sta cercando di ri-sanarci gli occhi, Lui che: "prese il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poichè vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa" (Mt 8,23-25), e noi chissà se riusciamo almeno a tentare di rispondere al Divin Maestro con un timido Sì!

cammino in SpeS

Semplicità Preghiera Eucarestia Silenzio

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Speranza

Pax et Spes

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