Non sappiamo se San Benedetto abbia frequentato nel suo monastero di Campli l'abate Spes, cieco da tanti anni ed
esempio di pazienza e di gioia nello Spirito Santo, ma quando più tardi, vivente ancora l'Abate campliano
(+ 13 settembre 517c.), San Benedetto fonderà a Subiaco i suoi monasteri, ci sembra avesse presente la laura di
Spes che intorno al suo aveva costruito diversi cenobi. Di Spes infine imiterà la liturgia solenne della
morte:
(Spes) fratribus conuocatis adstans in medio domini corporis et .Sanguinia sumpsit, moxque cum eis
mysricos psalmorurn cantus exorsus est. Qui, illis psallentibus, orationi intentus animam reddidit. Ornnes uero
fratres, qui aderant, ex ore eius exisse columbam uiderunt quae mox aperto tecto oratorii egressa, aspicientibus
fratribus, penetrauit coelum.
Abbazia di S. Eutizio - alla ricerca delle radici del monachesimo occidentale (Fondata da Abate SpeS)
Il torrente Campiano versa le sue acque nel Nera a Ponte Chiusita. La valle è anche nota col nome di
Castoriana. Risalendola, essa si presenta dapprima stretta, poi nella sua parte intermedia si amplia ridente tra
boschi e campi. Il verSante idrografico destro, solcato da stretti e scoscesi valloni, è ripido ed incombente,
raggiungendo le quote più elevate, superiori ai 1800 metri, nel M. Patino.
Il verSante sinistro è più aperto, dai dossi arrotondati e docemente degradanti, interrotti da valli
più aggradate, ma non meno anguste e fitte di vegetazione; qui le massime elevazioni raggiungono appena i
1100 m. di quota. Orientata in senso NW-SE, a meridione si collega con l'adiacente Piano di Santa
Scolastica
, attraverso la Forca di Ancarano, delimitando così ad occidente i Monti Sibillini, che vi
si affacciano con la dorsale del M. Ventosola - M. Patino - M. Moricone e l'adiacente gruppo del M. Cardosa.
Numerosi intinerari possono essere effettuati in questo settore molto bello del Parco Nazionale, partendo dalla
valle di Campi. Questa, infatti, è al centro di una fitta rete di antichi percorsi su sentieri e mulattiere,
fondamentali per la transumanza e per gli intensi scambi commerciali tra l'Umbria, la Sabina ed il Piceno.
L'importanza di valichi come quelli della Forca di Ancarano, ad esempio, è confermata dalla presenza dei
resti archeologici di un "Santuario di tipo italico", forse del VII sec. a.C. e dedicato a Marte (archeologica
lungo la vecchia strada per Piè la Rocca). I diversi insediamenti fortificati che costellano gli sproni
della valle (castelli di pendio come Preci, Roccanolfi, Campi Vecchio, Castelfranco, Abeto, Todiano ecc),
riconoscibili per l'impianto urbanistico serrato o le torri e i tratti di mura castellane ancora esistenti,
confermano la continuità dell'insediamento per tutto il medioevo. Più recenti sono i nuclei
accresciutisi lungo la strada di fondovalle. Alcuni sono però risorti sugli stessi siti dei più
antichi pagi e ville romane della zona (ad es: Campi Nuovo e la Pieve di S. Salvatore). Ma a partire dall'alto
medioevo l'organizzazione economica, religiosa e culturale del territorio, ruoterà tutta attorno al
monumento più significativo della zona, l'abbazia prebenedettina di S. Eutizio, la cui fondazione risale,
secondo la tradizione, al V secolo d.C. . L'Abbazia di S. Eutizio Nei pressi della villa di Piedivalle si distacca
, verso oriente, tra le pendici del M. Moricone del Macchialunga, una lunga e stretta valle. I suoi verSanti
accolgono gli abitati di Valle, Acquaro e Collescille, quest'ultimo dotato ancora della quadrata torre castrense.
Essa è conosciuta col nome di Valle della Guaita e quasi al suo imbocco, sulla destra idrografica, a
ridosso di una parete di travertino, sorge uno dei complessi monastici più antichi in Italia, recentemente
restaurato: l' Abbazia di S. Eutizio . Col termine guaita si indicavano le ville sorte attorno ad un oratorio
monastico, con la funzione della produzione agricola, allevamento e sfruttamento del bosco, ma anche della difesa
(waita = guardia, in longobardo). Gli abitanti vi erano organizzati in "communitates ", dirette antenate delle
moderne Comunanze . In Umbria il Cristianesimo si diffuse abbastanza presto, penetrandovi attraverso le vie
consolari, come la Flaminia, e le sue mumerose diramazioni (diverticula). La tradizione leggendaria vuole addirittura
che i primi evangelizzatori fossero gli apostoli Pietro e Paolo. È attestata la presenza di vescovi nel
IV secolo sia a Spoleto che a Norcia. Nel V e VI secolo tutta la Valnerina, scelta per l'asprezza e l'isolamento
dei suoi monti, fu il quadro di un intenso movimento eremitico che diverse leggende agiografiche imputano
all'azione missionaria di monaci siriani, fuggiti dalle persecuzioni e dalle lotte connesse ai grandi concili
d'oreinte. Questi uomini solitari portavano con sé e diffusero l'ideale eremitico oreintale, sia di tipo
strettamente anacoretico, sull'esempio dei padri del deserto, come era noto dalla "Vita Antonii", sia organizzato
in forme cenobitiche come prescritto nelle Regole di S. Pacomio e S. Basilio, che precorrono la più
tarda Regola di San Benedetto , fondatore del monachesimo occidentale. In un periodo storico di forte crisi
sociale e politica, conseguente alla disgregazione dell'Impero Romano, molti si ritiravano dal mondo dedicandosi
alla vita interiore e alla speculazione religiosa; essi finiranno per essere gli iniziatori di una nuova
civiltà, quella medioevale. Un testimone diretto di quelle epoche, Papa Gregorio Magno, nei suoi Dialoghi
(redatti circa nel 593) parla proprio della Valle di Campi, o Castoriana, e della presenza dei numerosi eremiti
che abitavano le celle sparse nei monti circostanti.
Essi facevano capo ad un abbate di nome Spes "un padre venerando di nome Spes fondò un monastero in un
luogo chiamato Cample distante circa sei miglia dalla vetusta città di Norcia." dice Gregorio e più
oltre". Erano già trascorsi quarant'anni dal dì che fu privato della vista, quando al Signore
piacque di ridonargliea, avviSandolo in par tempo che la sua fine era vicina, e che egli doveva apportare il
conforto della sua parola di vita ai diversi monasteri ch'erano stati fabbricati tutt'intorno (monasteriis
circumquaque constructis)". Siamo alla metà del secolo V e Spes, forse uno dei monaci siriaci,
costruì nella valle, in vicinanza di una copiosa sorgente che scaturisce tutt'oggi dal masso spugnoso
(la pietra spogna o sponga) un oratorio in onore della Vergine.
Dai Dialoghi si deduce che gli eremiti erano organizzati secondo la Regola Brasiliana che prendeva la riunione in
Laure di 12 eremi intorno ad un oratorio dove un superiore li dirigeva spiritualmente. A Spes successe Eutizio,
che conduceva la sua vita di ascesi insieme al compagno Fiorenzo in un eremo poco distante, nell'alta Valle
della Guaita. Gregorio lo dice vissuto all'inizio del dominio dei goti: siamo, quindi, alla fine del V secolo . Chiamato dagli altri eremiti, per la sua vita esemplare, all'incombenza di abate ricavò la sua cella tra alcune grotte esistenti nel masso di travertino che sorregge, ancora oggi, la torre campanaria dell'abbazia .
Sull'oratorio di S.Maria, costruì la chiesa, che subirà successivi ampliamenti e
rifacimenti; in essa raccolse le spoglie di Spes.
Eutizio morì nel maggio del 540 e la sua fama di Santità aveva già richiamato numerosi
discepoli, avviando il monastero ad un lungo futuro di prosperità materiale e spirituale. Non abbiamo
ulteriori notizie fino al X secolo , probabilmente a causa del lungo periodo di instabilità conseguente
all'invasione e all'espansione longobarda, nel corso della quale il territorio entra a far parte del Ducato di
Spoleto. Ma la vita monastica rimase viva a S. Eutizio, come attesta una donazione di terre e di un oratorio,
fatta nel 907 da Ageltruda, vedova del duca Guido di Spoleto, all'abbazia. Dal X al XIII secolo si ha il
periodo di maggior splendore dell'abbazia che ampliò i suoi possessi in un territorio molto vasto
esteso oltre l'appennino, fino all'Adriatico, con pertinenze e chiese dipendenti nei territori di rieti,
Ascoli, Teramo, Spoleto e nella Valle Esina. Fu in questo periodo, nel 1190 , che l' Abate Teodino I
ingrandì e ristrutturò globalmente la chiesa come attestato dall'iscrizione posta nella
lunetta del portale romanico; nel 1200 fu invece l' Abate Teodino II che fece realizzare il magnifico
rosone, tipico del romanico umbro, con i simboli degli evangelisti, che orna la facciata della chiesa.
La decadenza dell'abbazia ebbe inizio con la fine del XII secolo e nel 1259 le ultime terre furono donate
al Comune di Norcia . Dopo varie vicissitudini secolari l'abbazia passò nel XV secolo agli abati
commenadatari di cui gli utlimi furono i vescovi di Norcia. Nell'abbazia, tra i secoli X e XII si
produssero numerosi e preziosi codici miniati; essa fu anche la promotrice di una importante scuola
chirurgica che ebbe come centro di sviluppo Preci, e fiorì dal XIII fino al XVIII secolo.
Signore Padre nostro dei cieli,
che ci hai donato il tuo silente e umile servitore, l'abate Spes,
esempio di pazienza e di gioia nello Spirito Santo,
aiutaci ad imitare il suo semplice esempio e fa che nel cammino della vita possiamo
essere degni di donare il conforto della parola a chi incontriamo.
Fa che la sua testimonianza di intensa vita contemplativa
sia per noi un'esempio d'amore da seguire,
aiutaci a perseverare nell'evangelizzazione,
ridona anche a noi la vista e dacci il coraggio di pronunciare con il cuore come l'abate Spes,
quel FIAT che tutto si dona all'altro.
Che la nostra lode e la nostra fervida preghiera
penetri il cielo come una bianca colomba cosi sia.
Amen